... dove il tempo sta ancora camminando ...

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giovedì, 21 settembre 2006

Bene, ragazzi ... ho trascurato per un paio di mesi buoni questo blog, ma non avevo gran voglia di scrivere e, comunque, nessuno di voi mi aiuta ... balordi ... comunque un piccolo "post" ieri l'ho messo, perchè avevo voglia di esprimere una mia considerazione. Oggi metterò on-line un breve (ad alcuni potrebbe sembrare lunghissimo) resoconto di un'esperienza bellissima vissuta quasi un mese fa, assieme al mio grande amico Gavazzi ed al nuovo amico Gabriele. Tra qualche giorno lo stesso "articolo" verrà consegnato a Valtaro.it, con tanto di foto che, purtroppo, qui non posso mettere per problemi gestionali ... per il momento cercate di accontentarvi delle parole e delle emozioni che ho cercato di mettere tra la punteggiatura. Ste.

@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

Capita, talvolta, di compiere azioni poco sensate, spesso dettate dall'istinto e dalla passione, senza aver valutato in tempo utile le conseguenze del gesto; così, all'inizio di questo anno 2006, quasi fosse uno di quei fioretti tanto di moda dopo le ubriacature delle feste, mi sono iscritto ad una gara podistica un po' diversa: la North Face Ultra-Trail du Mont Blanc. E' una gara di corsa a piedi che si svolge in un week-end di agosto, attorno alle cime del Massiccio Montuoso più alto d'Europa, attraverso 3 stati (Francia, Italia e Svizzera) ed in semi-autosufficienza.

Sempre affascinato dal mondo della corsa e degli sport a stretto contatto con la natura, con alle spalle qualche anno di gare più o meno importanti, mezze maratone ed una maratona, tutte completate con tempi dignitosi, da qualche tempo ho deciso di dedicarmi alla corsa in montagna, a me più congeniale per ambientazione ed etica, rispetto alle (a mio parere) più noiose gare di città. Trovata una breve brochure pubblicitaria della nota marca di attrezzatura ed abbigliamento da montagna che sponsorizza l'evento, mi sono subito detto che sarebbe stato bello partecipare a questa competizione ed ho confidato al mio caro amico Marco Gavazzi questo desiderio ... internet è, ormai, strumento di utilizzo quotidiano e le informazioni relative all'Ultra-Trail du Mont Blanc ci sono pervenute in tempo brevissimo e ... "paf" ... l'istinto e la passione di cui sopra ci hanno condotto ad iscriverci a questa gara. Assieme a noi due si iscrive anche un terzo "malato di montagna": Gabriele, avvocato-atleta-squinternato, persona eccezionale, conosciuta da pochi mesi.

Tengo a precisare che esistono due gare, meglio dire due livelli di questa stessa Ultra-Trail: quella "corta", con partenza da Courmayeur ed arrivo a Chamonix, con sviluppo di 86 km e dislivello attivo (solo salita) di 4.600 mt, da concludere, al massimo, in 24 ore; quella lunga, con partenza da Chamonix e arrivo a Chamonix (dopo avere fatto il periplo del massiccio montuoso del Monte Bianco), con sviluppo di 158 km e dislivello attivo di 8.500 mt, da concludere, al massimo, in 45 ore.

Abbiamo puntato all'iscrizione per la gara lunga ma, fortunatamente (dico ora) non c'era più posto e, così (Dio grazie !!), ci siamo dovuti accontentare di partecipare alla gara da 86km.

Avete mai provato ad avere un traguardo da raggiungere ed avere tanto tempo per prepararvi ?? Bene, io avevo più di otto mesi di preparazione davanti, per giungere al meglio della forma a questa competizione, che si è tenuta il 25 agosto ... pensate siano stati tanti questi otto mesi ?? Sono stati TROPPI ... sarebbero stati giusti per una persona che partiva da altre discipline o che non aveva mai corso distanze lunghe ... sarebbero stati giusti, invece, per una persona più ligia al dovere e dedita al sacrificio di quanto lo sia stato io. Vi spiego: otto mesi di attesa hanno quasi fiaccato il mio ... anzi, direi, i "nostri" (parlando anche per i miei compagni di avventura) entusiasmi e la voglia di correre, soprattutto nell'ultimo mese prima della gara; hanno ridotto a zero la nostra volontà di rinuncia ad una vita fatta di feste, aperitivi, bicchieri sempre mezzi pieni e prelibatezze che poco avevano a che fare con il mondo dello sport; otto mesi ci hanno dato modo di prendere decisioni e stilare liste di buoni propositi che, puntualmente, venivano abbandonati, per ricascare sempre "fuori-binario".

Quando siamo giunti a Chamonix, un paio di giorni prima della gara, con il Gavazzi-Camper, abbiamo subito respirato aria di "quiete prima della tempesta": il paese è veramente carinissimo, con un centro molto vivo, una sorta di "street" da cittadina americana, fatta di aiuole, pub, ristoranti e, soprattutto, tantissimi negozi di articoli tecnici da montagna, alpinismo, trekking, trail e chipiùnehapiùnemetta, veramente molto belli. Tutte le vie del centro (e non solo del centro) tappezzate con manifesti riguardanti l'evento sportivo, ormai da quattro anni calamita per un gran numero di atleti, accompagnatori e curiosi desiderosi di spendere un po' di denaro, provenienti un po' da tutta Europa. Passeggiando per le viuzze di Chamonix era impossibile non incontrare uomini e donne vestiti con gli ultimi modelli tecnici di scarpe e giacchette, pantaloni e maglie, muscolati, depilati, fisicati, tirati all'osso da mesi di preparazione e di rinunce ... sembravano tutti agguerritissimi ... io e Gavazzi ci guardavamo, con le nostre gambe pelose e qualche chiletto più di loro, è continuavamo a ripeterci: "Oh, noi facciamo la nostra gara, vada come vada è un'esperienza ... lo sport a noi serve per sentirci bene con noi stessi e, soprattutto, per sentirci meno in colpa quando ci mettiamo con le gambe sotto al tavolo ...".

25 agosto 2006 - ore 11.00 - dopo una giornata di sorrisi tesi, durante la quale tutte le nostre attenzioni erano rivolte ai preparativi del micro zaino che ci avrebbe accompagnati durante la gara, ed una notte quasi insonne, ci troviamo con Gabriele in piazza a Courmayeur.Una valanga di atleti con i loro zainetti supertecnici, i bastoncini telescopici e l'abbigliamento che più colorato non si può. Una grande festa. Musica ad altissimo volume (la colonna sonora del film Alexander ... bella carica !!) e, soprattutto, un gran silenzio tra i corridori. Tensione ... emozione ... paura.

25 agosto 2006 - ore 12.00 - ormai non possiamo più tirarci indietro. Regolo l'altimetro dell'orologio ed il cronometro. Controllo mentalmente di avere nello zaino ultraleggero tutto l'occorrente obbligatorio per concludere in sicurezza quest'avventura ... acqua ed integratori liquidi, barrette e frutta disidratata per l'alimentazione, ricambi per il giorno e per la notte (ricordate ?? il tempo massimo è di 24 ore, pertanto si corre anche di notte), lampade frontali, fischietto, coperta termica d'emergenza, telefono cellulare con i numeri del soccorso .... dovrei avere tutto. Stringo la mano a Gavazzi, a Gabriele ed a Fabio, conosciuto qualche minuto prima e rivelatosi ottimo compagno d'avventura. Stringo la mano e faccio il mio "inboccaallupo" con qualche parola buttata lì, senza senso, mischiata a qualche imprecazione, senza senso anch'essa, ma giusto per rompere il silenzio.

Si parte. Il pubblico è quello delle grandi occasioni. Urla, cori, fischi, campane. Il ritmo è blando, perchè tutti sanno, persino i più forti, che davanti ci sono 86 km su sentieri, mulattiere, passi alpini, discese estenuanti. Si esce da Courmayeur dopo circa un km di asfalto e, subito, si sale ... un lungo serpentone che nei tratti più stretti riesce a trasformarsi in una coda quasi immobile, neanche si fosse al casello di Melegnano.

Il primo ristoro è dopo quasi un'ora di gara: ci arriviamo freschi come rose, galvanizzati dalla giornata splendida. Il cielo blu e l'aria frizzante dei primi metri in quota mi eccitano, ma so che sarà lunga. Al Rifugio Bertone mi accorgo subito che l'organizzazione ed i volontari (tantissimi) hanno fatto davvero un lavoro impeccabile e che i soldi spesi per l'iscrizione, alla fine, ci permetteranno di mangiare e bere durante tutto il percorso, per evitare crisi ipoglicemiche. C'è davvero tutto quello che un atleta può volere.

Si riparte ed il secondo posto tappa, il rifugio Bonatti, ci vede fermi solo per qualche attimo, giusto il tempo di una bibita energetica. Comincia la prima discesa per Arnuva. Mi accorgo che vado. Andiamo forte, io ed i miei amici. Ci mettiamo "al culo" di una biondina tutta muscoli, velocissima, che ci permette uno scambio di battute da "vitelloni" e ci tuffiamo in questa discesa che, subito, mi dà l'impressione di ciò che farà la differenza alla fine: scendere per tanti chilometri è molto più devastante delle salite, ripide, che dovremo affrontare.

Dopo il check di Arnuva sappiamo di dover salire al punto più alto del percorso: il Gran Col du Ferret (2.537 mt. slm., punto di confine tra Italia e Svizzera) ... dalla valle non si vede neppure: dovremo girare attorno da un'altra montagna, per sapere dove stiamo andando ... la salita è sfiancante, ma il panorama è mozzafiato (ne approfitto per fare delle foto ... tanto stavo bene, andavo forte, no ??) e molte persone si sono portate a metà della salita per applaudire noi, protagonisti di questo "reality", per darci la carica. E' lunga, ragazzi, non si arriva mai. Dopo quattro ore esatte di gara riesco a raggiungere il Col du Ferret, ma non posso fermarmi a godere dello splendido paesaggio, perchè tira un vento fortissimo ed io sono in magliettina, sudato ed i miei compagni mi aspettano poco sotto, già immersi in una discesa interminabile. Circa 14 chilometri di discesa, durante la quale assaggiamo, per la prima volta, un brodo caldo e dell'ottimo formaggio grasso ad un punto di ristoro, utile per affrontare, arrivati al trentacinquesimo chilometro, una salita di due ore, fino al cosiddetto "giro di boa": il ristoro oltre la metà della gara.

A Champex-Lac arrivo da solo, con il sole che, ormai, ci ha salutati ed ha lasciato il posto alla notte buia ed umida. Ci cambiamo velocemente e decidiamo di mangiare qualcosina, visto che manca ancora quasi metà gara. Sono le 20h30 ed io non mi sento proprio benissimo: ho freddo, mi sento debole e non riesco a togliermi di dosso una strana sensazione di pesantezza allo stomaco. Inoltre ho i piedi dolenti a causa delle prime vesciche. Gli altri tre, a regola, stanno bene. Lo spirito è buono, ma loro vanno di più e so già che dovrò affrontare il resto del percorso in solitudine. Mangiamo qualcosa e ripartiamo. Le mie sensazioni migliorano e sono contento, ma non voglio esagerare, così quando vedo la vetta che dobbiamo ancora raggiungere, rallento il passo e lascio andare avanti gli altri tre. La salita a La Bovine è estenuante: il sentiero è una traccia tra massi troppo alti per poter correre; quando non ci sono i massi, le radici degli alberi intralciano il percorso e, spesso, devo usare le mani per risalire la china. E' molto ripido e la mia debolezza sale. Vomito e mi fermo qualche minuto. In quei momenti penso al perchè della mia presenza lì, solo, con una torcia in testa, nel buio. Fa freddo. Riparto e dopo un'ora arrivo al ristoro. Ho freddo ma non sono il solo. Una grande tenda è stata approntata per questa emergenza e, dentro, vicino ad una stufetta azionata da un generatore, trovo tanti atleti in preda a crisi ipotermiche. Non posso fermarmi e Gavazzi mi accompagna verso quella che sarà la discesa ultima della mia gara: due ore buone sperando di trovare il check-point dietro ogni curva. Cercavo di liberare lo stomaco da qualcosa che mi infastidiva, ma inutilmente. Le ginocchia ed i piedi, ormai, urlavano vendetta e, così, alla una e un quarto del mattino del 26 agosto, arrivato all'abitato di Trient (ancora Vallese svizzero), ho comunicato ad alcuni membri dell'organizzazione la mia decisione di ritirarmi.

Molta gente si è ritirata a Trient. Io, dopo 13 ore e 17 minuti ho salutato i miei compagni di viaggio ed ho promesso loro che ci saremmo visti all'arrivo. Mi sarebbero mancate, ancora, una salita impegnativa ed una lunghissima discesa di 16 chilometri che, sinceramente, il mio fisico si rifiutava persino di prendere in considerazione. A malincuore ho abbandonato ed ho cercato un passaggio per Chamonix da uno dei numerosi tifosi che persino a quell'ora indegna ed in un paesino piccolissimo, era accorsa ad applaudire e gioire per centinaia di sconosciuti.

Senza andare a dormire, sono andato a fare una doccia ed alle 5 del mattino mi sono piazzato di fronte all'arrivo nella piazza della chiesa di Chamonix, desideroso di vedere le facce, le condizioni e le lacrime di chi sarebbe riuscito ad arrivare. E' stata un'emozione fortissima e, sinceramente, mi sono maledetto per non aver pensato almeno un'altra volta di proseguire, di tenere duro per passare su quel tappeto rosso, tra gli applausi di persone che iniziavano la loro giornata in montagna e la forza dei volontari che riuscivano ad incoraggiare gli atleti, sfiniti, nonostante il gelo dell'alba.

Il caro Gavazzi è arrivato in circa 19 ore, assieme al nuovo acquisto Fabio. Gabriele, trascinando i piedi, è arrivato in 22 ore. Sono orgoglioso di loro e metterò da parte questa splendida esperienza per poter fare meglio l'anno prossimo.

Permettetemi un paio di considerazioni personali: questa Ultra-Trail mi ha dato modo di conoscere un modo di partecipare agli eventi sportivi del tutto nuovo ... i nosti cugini francesi (abbandoniamo per un attimo i ricordi dell'ultimo mondiale di calcio) vivono molto intensamente queste manifestazioni, trasformandole in vere e proprie feste. Circa l'85% dei partecipanti alla gara era francese ed erano tutti francesi i personaggi che risalivano i sentieri e raggiungevano i posti-tappa per fare il tifo e per darci un'amichevole pacca sulle spalle ... esiste una cultura dello sport ed un rispetto per l'ambiente che, mi dispiace ammetterlo, noi italiani abbiamo in misura ben inferiore.

Durante la gara, nel tentativo di distrarmi dalla fatica, ho spesso pensato agli allenamenti fatti nella nostra Valle, tra Tiedoli, Ostia Parmense, San Pietro ed il Monte Barigazzo, alle ore passate da solo, in mezzo ai nostri monti e, ora, con questa esperienza in più nel mio baule, penso che la Valtaro potrebbe tranquillamente essere lo scenario per un evento sportivo di grande portata. Circa un anno fa (per l'esattezza il 25 settembre 2005) si svolse, a Borgotaro, il primo Tetrathlon Salomon Race, per il quale pochissime parole furono spese e, comunque, sempre dai soliti onnipresenti; da quanto mi risulta quest'anno non avremo, in Valle, una manifestazione di questo genere e, a mio parere, sarà una grande lacuna, sotto il profilo della promozione territoriale che non può puntare quasi esclusivamente sull'IGP del Fungo di Borgotaro e di Albareto. Inutile elencare i benefici che una gara di grande richiamo, patrocinata da enti pubblici e sostenuta da privati con notevoli possibilità di investimento, potrebbe avere per la nostra terra: decine di pernottamenti, centinaia di pasti, migliaia di occhi a scrutare e memorizzare luoghi, nomi e tradizioni da divulgare, far conoscere ad altre persone, per mobilitare un infinito passaparola a tutto vantaggio delle attività di Borgotaro e limitrofi.

Postato da: steda a 22:09 | link | commenti (13)

mercoledì, 20 settembre 2006

Facce da ... traffico !!!

Io odio il traffico !!! Odio perdere il mio tempo rinchiuso in un metro quadrato d'auto, incolonnato negli ingorghi mattutini, attorniato da altri mostri di lamiera con al loro interno altri mostri dalle facce grigie, spente, tristi, con le caccole negli occhi e la voglia di vivere di un condannato al patibolo. Reputo che il traffico sia una delle peggiori piaghe della nostra era: tutti i giorni il display all'ingresso dell'autostrada che porta a Varese o a Milano reca la stessa, scontata indicazione di "coda per traffico intenso". Chilometri e chilometri di telefonate, frenate e ripartenze nevrotiche, centinaia di colpi sul volante e di mani nei capelli a concludere gesti ben più ampi, chili e chili di frizioni regalate ad officine meccaniche per colpa di un sistema sbagliato e poco evoluto. Possibile che migliaia, milioni di impiegati di tutte le specie (compreso lo scrivente) non possano lavorare da casa o da dove più è consono alle loro necessità ?? Possibile che si debba, per forza, essere tutti in ufficio o in fabbrica tra le 8 e le 9 del mattino ??

Ascolto musica, la mattina, mentre guido ... questa mattina mi godevo un vecchio album dei Deep Purple e cantavo e ballavo, godendomi il sole tiepido di questo autunno alle porte ed il tepore dell'auto .. bello il panorama, andando a Varese ... e gli altri avranno tutti subito un lutto in famiglia ?? Ma come si fa ad iniziare la giornata con questi musi lunghi ?? E chi non è apatico è incazzato, ingrugnito ... cos'è, devi pensare a "far dané" dalle prime ore del giorno ?? Ma dai ...................

Detesto passare il mio tempo vicino a questi loschi figuri ... non ci si sente mai tanto soli come in mezzo ad un milione di persone. Tutti si ignorano. Uno in ogni auto. Non tutte le colpe le do a loro (anche io viaggio solo, comunque), ma una buona parte delle responsabilità è delle amministrazioni comunali o provinciali o regionali che non predispongono mezzi idonei a ridurre il problema. Preferisco la solitudine del tragitto Tiedoli/Borgotaro.

Un abbraccio a tutti.

Ste.

Postato da: steda a 23:11 | link | commenti (2)

martedì, 01 agosto 2006

Quando, qualche tempo fa, ho deciso di creare questo modestissimo blog, l'idea era (ed è) quella di fornire a noi ragazzi di Tiedoli (ed anche a chi, da esterno, fosse interessato all'argomento) un punto di incontro veloce, utile e, soprattutto, economico per riunire idee, consigli, spunti utili all'organizzazione di chissàcosa nella nostra Frazione.

Non ho intenzione di venir meno a questo cardine fondamentale ma, perfavore, permettetemi di utilizzare questa pagina per uno scopo personale. Vorrei ringraziare pubblicamente una persona, un amico che, fino a ieri è stato anche un collega di lavoro e che, da oggi, inizierà una carriera (rischiosa) come piccolo imprenditore nel settore del turismo: il Mago Giovanni, detto anche GiovaneGiovanni (tutto attaccato).

Bene, caro Mago, ti ringrazio per l'amico che sei stato e che, indubbiamente, sarai ... sempre presente sin dai primi giorni della nostra conoscenza. Ti ringrazio per le visite quotidiane alla mia scrivania, tanto per perdere tempo e rubare lo stipendio, per gli occhi pieni di "pappa" fino a mezzogiorno e le ascelle ruggenti e 'fanculo le colleghe fighette .. ma, soprattutto, ti ringrazio per le serate e le performancés che mi hai regalato e che in più di un'occasione hai regalato a Tiedoli. Non ti ringrazio per l'inaffidabilità dimostrata nell'organizzazione e nel rispetto dei tempi ... ma, tranquillo, se non arrivi per una grigliata perchè ti sei perso in Val Trebbia, c'è sempre un Alessio pronto a finire le salamelle .....

Ti auguro una carriera scintillante e duratura e sappi che, in qualsiasi momento, a Tiedoli potrai trovare una bottiglia di Ortrugo o Lambrusco andati in aceto ad aspettarti.

Bacio le mani. Ste.

Postato da: steda a 09:53 | link | commenti (2)

giovedì, 27 luglio 2006

26 luglio 2006 (ieri): in tantissime cittadine del nord Italia tantissima gente si ritrova ammassata, sudaticcia e, spesso, incattivita per poter passare qualche minuto con il naso all'insù e godere dei (pur sempre belli) fuochi d'artificio per la festa di Sant'Anna.

Questa volta io i miei fuochi d'artificio li ho dedicati ad una persona che, minuto più minuto meno, alla mezzanotte di ieri era venuto al mondo da circa due ore: Marcello Costa. Guardando i colori nel cielo ho pensato a questa nuova vita ed ai felicissimi, apprensivi neo-genitori. Ho pensato a Stefania, che da subito ha affrontato questa esperienza non senza problemi, senza mai perdere il suo sorriso ed ho pensato soprattutto a Mirko ... una delle persone più importanti della mia vita e di quella di mio fratello, un compagno per l'adolescenza varesina e, soprattutto, l'insostituibile "giullare" dell'allegra brigata tiedolese.

Una persona unica che, adesso, ha un erede al quale auguro con tutto il cuore di poter diventare eccezionale almeno la metà di quanto lo sono i suoi genitori.

Un grande augurio al piccolo per una vita piena di sorrisi e spensieratezza ed ai genitori per un proseguimento davvero carico di soddisfazioni e gioie.

Non dimentico, in questo momento estremamente felice, una persona che se n'è andata da pochi giorni: Giovanni Vernazza. A Stefano (Stefanone) ed alla sua famiglia va tutto il nostro cordoglio ed il nostro abbraccio.

Buona estate a tutti. Tanto sono qui.

Ste.

 

Postato da: steda a 09:51 | link | commenti (9)

lunedì, 10 luglio 2006

Rischierei di cadere nella retorica e di ripetere cose già dette. Questa mattina ho dato un veloce sguardo ai titoli dei maggiori quotidiani e la fantasia ha raggiunto livelli altissimi, talvolta al limite dell'educazione, ma chissenefrega.

Mi preparavo la "schiscéta" (la scodella con il pranzo per il 1/2giorno, visto che difficilmente torno a casa a pranzo) ed ero indeciso sugli ingredienti: camembért, voul-au-vent e champagne, oppure altro ben più rappresentativo di quel sentimento che, nel bene e nel male, ci unirà ancora per qualche giorno ??

Eccovi una foto del mio pranzo:

Lascio a persone ben più competenti tutti i discorsi di ordine tecnicotatticofisicomoraleeticoechipiùnehapiùnemetta ... vi abbraccio e spero di potervi vedere presto, tutti quanti, al circolo Acli di Tiedoli.

Ste.

Postato da: steda a 08:24 | link | commenti (4)

mercoledì, 05 luglio 2006

Non è il calcio, ragazzi !!! E' l'Italia ... è la nostra nazionale !!! Che critichiamo per una settimana quando gioca male e che osanniamo per un mese alla prima buona prestazione. Sono ragazzi ... ricchi, belli, bravi, viziati, giovani .. c'è sempre qualche difficoltà a dare un'età reale a qs personaggi idolatrati ed a credere che, ormai sempre più spesso, sono parecchio più giovani di noi (perlomeno di me).

E' la festa di una nazione incasinata, tra una parte politica che fa fatica a decollare, uno scandalo calcistico che sta tagliando le gambe a molti potenti, problemi di approvvigionamento idrico e così via ... è una festa che, una volta tanto, riesce a far dimenticare tutto e ad unire, nelle piazze, nei bar, nelle pizzerie e sui balconi dei palazzi moltitudini di persone, come nessun'altra manifestazione sa fare.

Vedete, poi, un po' mi dispiace per i tedeschi ... solo un po', però, perchè posso capire quanto il loro orgoglio sia stato ferito da questa sconfitta, comunque dopo una buona prestazione, davanti al loro pubblico che sin dall'inizio li ha sostenuti con applausi, massacrando i nostri con ottantamilabocchefischianti sin dall'inno di Mameli.

Cari Krukken, questa è la vita ... e, comunque, doveva andare così ... ora lo spirito di quell'Italia/Germania 4a3 passerà in secondo piano. Per un po' questi Krauten potranno sostituirlo con lo splendido Italia/Germania 2a0 di ieri sera. E, magari, associare quei due goals a due belle pizze margherite. Eh si, i mangiaspaghetti, mammoni, fintoni, cinici pizzaioli italiani vi hanno proprio fatto "toc-toc" sul sederino.

Comunque vada, in finale ci siamo ... spero di poter festeggiare fino a tardi, domenica sera. Se non sarà così, pazienza, onore al merito.

Ciao a tutti.

Ste.

 

Postato da: steda a 08:41 | link | commenti (3)

giovedì, 29 giugno 2006

Questa mattina un caro amico mi ha postato una frase tratta da "Il piccolo principe" di Antoine de Saint Exupery, che vi riporto:

"Se vuoi costruire una nave non radunare uomini per far loro raccogliere il legno, per distribuire compiti e suddividere il lavoro, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito...".

In poche parole: saranno disponibili a fare qualsiasi cosa se sapranno delle meraviglie che incontreranno.

Forse questo è il segreto.

Un abbraccio a tutti, nell'attesa di vederci domani sera e distribuire gli elmetti per la grigliata di sabato (ragazzi, ci sarà gente che si farà male !!!)

Ste.

Postato da: steda a 10:21 | link | commenti (3)

mercoledì, 21 giugno 2006

Buongiorno a tutti, belli e brutti, coi foruncoli e punti neri, contaballe oppur sinceri .........

Bene, dopo l'angolo della poesia, un appello a tutti i ragazzi di Tiedoli (più qualcuno abile ed arruolato nella Valle): l'altro giorno, durante una faticosa "seduta" in bagno (oppure ero in auto ?? non ricordo ... d'altronde le idee mi vengono in quei due posti ...) m'è venuto in mente che potremmo organizzare una serata piacevole per i vecchietti delle "Case" e non solo ... per i vecchietti di tutta Tiedoli.

Ascoltate bene: immaginate di cimentarvi in una semplice rappresentazione teatrale, magari accostata ad una sorta di musicall ... pensavo di utilizzare il campetto da calcio vicino al circolo Acli, metterci un carro da utilizzare come palcoscenico, magari chiuso da tendoni etc... per nascondere il retro, dove ci si cambierà e dove posizioneremo l'attrezzatura ... e tutta la gente starà seduta nell'erba sulla discesina alle spalle di una delle due porte del campetto ... oppure si potrebbe fare altrove, per esempio in qualche cortile di Barca o Lavacchielli ...

Eddai, si potrà fare l'anno prossimo, visti i tempi di organizzazione, ma sarebbe proprio bello partecipare e riuscire a far divertire e divertirci. Serve impegno.

Premesso che io non ho la benché minima idea di cosa fare e come fare, chiunque di voi abbia un minimo di esperienza in materia, scriva ... e, se ci ricorderemo, ne parleremo l'1 luglio p.v.

Un saluto a tutti.

Ste.

 

Postato da: steda a 11:15 | link | commenti (1)

giovedì, 08 giugno 2006

Lo avevo già notato ieri, ma non ho fatto in tempo a leggerlo e, così, questo articolo pubblicato su Corriere.it ha ricevuto la mia attenzione solamente questa mattina. In tempo di Campionati Mondiali di calcio, tantissimi settori della nostra vita vengono più o meno caricati da migliaia di pubblicità, slogan, articoli che ci ricordano l'evento globale tant'è che, spesso, va a finire che se ne ignorano la maggior parte ... ma la storia di queste "vedove del calcio" mi ha incuriosito e, così, sono andato a sbirciare tra le pagine telematiche del nostro quotidiano nazionale ed ho scoperto che esiste questo sito internet (www.worldcupwidowsclub.com). Dove "widows" sta per "vedove", donne sposate (o fidanzate) che, durante le prossime settimane, verranno abbandonate dai loro compagni per periodi diversi ma, tuttosommato, riconducibili a qualche serata, sostituite da incontri con amici, birra, coca-cola, patatine e pizza.
Ho letto il sito (vi consiglio di andarci) e, nella sua ironia, lascia spazio al vecchio pensiero: "perchè bisogna portarsi in casa un peso del genere" ?? Una compagna, fidanzata o moglie che sia, che non riesce a razionalizzare sull'effettivo tempo che dovrà trascorrere da sola durante i Mondiali ... oppure una donna che, avendo analizzato e capito tutto, si rende conto di avere a fianco la persona che, da sempre, la abbandona per un'incontro di calcio o una notizia di sport e che lei non è riuscita a cambiare al 100%. Ha educato il suo uomo, gli ha fatto capire che non si rutta a tavola e non si deve salutare, la mattina, con la mano dentro i boxer ... gli ha fatto accettare il pranzo domenicale dai genitori ed i sabato pomeriggio a vedere le vetrine dei negozi ... ma ha fallito nell'intento di estirpargli anche l'ultimo, necessario, vizio: la discussione da bar !!!
Qualcuna di queste "vedove" minaccia tradimenti e ripercussioni all'interno della coppia ... paroloni che, però, lasciano solo immaginare che queste signore non abbiano iniziative personali e non siano indipendenti ed emancipate come l'attualità richiede loro. Insomma, care donne che state leggendo, le vostre simili inglesi vi stanno facendo fare una figuraccia ...
Però, poi, guardando bene le fotografie delle associate a qs club, una realtà balza subito all'occhio: rimanere senza compagno è quello che si sono cercate !! Sciatte e trascurate, nelle immagini pubblicate si vedono dei soggetti femminili che, quanto a sex-appeal, hanno tutto da invidiare ad una qualsiasi televisione a ventisei pollici o ad una lattina di birra sottomarca.
Certo, abbandonare un esemplare di "donna" con dei requisiti minimi di femminilità ed armonia, a favore di una partita di calcio, sarebbe più difficile.
Meditate, gente, meditate.

Postato da: steda a 09:34 | link | commenti (4)

mercoledì, 24 maggio 2006

E' un gran casino !!! Ho smesso da un paio di giorni persino di leggere le notizie relative a questo scandalo relativo al mondo del calcio che, chi più chi meno, ha interessato tutti noi "italiani medi". Chi mi conosce sa benissimo che non sono un tifoso da stadio, un fanatico da radiolina e moviolone, un combattente da bar-sport ma, come tantissimi altri maschietti, sono cresciuto in una Italia fortemente legata al mondo del pallone.
E' vero, negli ultimi anni nono se ne poteva più: processo del lunedì, appello del martedì, coppe del mercoledì e così via, per sette giorni alla settimana. Così l'interesse generale per il calcio è andato un po' scemando o, per quanto mi riguarda, quasi scomparendo. Televisioni zeppe di programmi sul calcio ... programmi sul calcio zeppi di sedicenti esperti e commentatori ... sedicenti esperti e commentatori coi polmoni pieni d'aria utile a formulare pensieri e tesi impropinabili, inascoltabili ed inutili. Una grande perdita di tempo, insomma.
Mi ricordo quando, ormai 24 anni fa, l'Italia del mitico Campionato Mondiale dell'82 veniva seguita in televisione con grande passione e, al tempo stesso, disinteresse ... come si segue un sogno, uno spettacolo nel quale si può essere protagonisti solo con gli applausi, con la consapevolezza di non poterne prendere attivamente parte per cambiarne l'esito.
Sono proprio i sogni quelli che, a parer mio, sono stati infranti con questo scandalo che sta riempiendo le pagine dei giornali di questo mese di maggio. I sogni di milioni di italiani che, anche se spesso duellanti con gli amici-rivali tifosi si erano già trovati a discutere di ipotetiche scommesse, partite truccate e compravendite arbitrali, continuavano ad esistere perchè nessuna certezza poteva far crollare questa fede. Ora la certezza sembra esserci. Ora noi siamo coscienti del fatto che queste cose orrende non sono più invenzioni dei nostri scontri oratori davanti ad una pizza. Sono realtà, Signori: i nostri idoli dai piedi (e mani) dorati sembra abbiano sbagliato ed annullato i nostri sogni; i tecnici incaricati dell'educazione calcistica (ma non dovrebbe esserci anche un tentativo di educare alla moralità ??) dei nostri campioni sembra abbiano sbagliato ed annullato i nostri sogni; i commercianti (perchè di questo si tratta) di calciatori sembra siano diventati commercianti di arbitri, partite, titoli e scudetti ed hanno annullato i nostri sogni.
Tutto questo non mi lascia insensibile, se provo a mettermi nei panni di chi aveva ancora fiducia in uno sport bello, fantasioso, aggregante ed educativo. Per contro, però, sono anche contento perchè questa batosta potrà servire a molti per aprire gli occhi, smettere di mitizzare persone comuni e comportamenti diseducativi fatti di vite dorate con donne comprate in auto blindate (e scusate la rima continua).
Solo una cosa mi resta da chiarire (a me stesso): visto che tutto questo "patatrac" si riferisce a stagioni ormai passate (2004/2005) non si poteva lasciare il "popolo bue" italiano in pace sin dopo i mondiali ?? Così, per avere ancora qualche serata con gli amici carica di sogni ed aspettative.

Postato da: steda a 09:16 | link | commenti (1)